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Cristo Salvatore con San Giovanni Battista, San Pietro e Sant'Andrea

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dipinto

Tipo:

Opere; dipinto; Oggetto fisico

Categoria:

Opere d'arte visiva

Autore:

Romanelli Giovan Francesco detto Raffaellino

Ubicata in origine sull'altare della chiesa dei Santi Pietro e Giovanni, detta detta Magione - era infatti la cappella della sede dei Templari - la tela del Romanelli venne trasferita, al momento della soppressione napoleonica, nell'adiacente chiesa di San Luca, annessa all'omonimo ospedale e, dopo che anch'essa fu sconsacrata e distrutta (1912), venne conservata tra i beni dell'ospedale poi depositati presso i musei nazioinali di Lucca, dove è stata riconosciuta da Maria Teresa Filieri (1987, pp. 10 e 19). Anche se sul finire dell'Ottocento gli elenchi della Commissione di Belle Arti riferivano la tela, allora collocata sull'altare destro della chiesa di San Luca, al lucchese Pietro Testa, infatti, l'identificazione con il dipinto del Romanelli già nella chiesa della Magione è inconfutabile sia sulla base di considerazioni di ordine stilistico sia per l'identità del tema iconografico che viene descritto puntualmente nelle fonti settecentesche e in partricolare nel Ms. 1547 della Biblioteca Statale di Lucca: "La Tavola dell'Altare rappresenta S. Gio: Batta che accenna il Redentore in lontananza colle parole Ecce Agnus Dei ai due fratelli Pietro, et Andrea" (BSL, Ms. 1547, c. 517). Nel 1979 il Kerber ricordava due tele del Romanelli raffiguranti I Santi Giovanni, Pietro e Andrea con il Salvatore conservate l'una nella chiesa di San Giovanni a La Valletta (Malta) e l'altra nella Collezione Montagu a Londra (Kerber 1979, p. 2). Jennifer Montagu ritiene che il dipinto presente nella sua raccolta non possa essere considerato un modello per l'esemplare di La Valletta, non solo per la soltanto lieve differenza nelle misure (La Valletta cm 49x40 e Montagu cm 43,2x34), ma anche perché, benché più rifinito del suo, il quadretto maltese è condotto molto più sommariamente in alcune parti. La stessa Montagu ritiene, inoltre, che debba esistere una perduta o non eseguita versione pittorica del medesimo soggetto di dimensioni maggiori, per la quale l'opera londinese puÊ ² essere considerata il primo bozzetto e quella di Malta un modello semplificato o una replica (Kerber 1979, p. 11, nota 13). A mio avviso nel dipinto lucchese dobbiamo identificare la versione pittorica definitiva cui allude la Montagu, anche perché non sembra casuale che uno dei modelli o delle repliche esistenti della tela eseguita dal Romanelli per la chiesa dei Cavalieri di Malta di stanza a Lucca si trovi proprio in San Giovanni a La Valletta. Per la pala possiamo proporre una datazione a cavallo tra gli anni trenta e quaranta del Seicento quando, per dirla col Faldi "molta acqua è stata gettata dal Romanelli sulle vampate cortonesche in vista di un nuovo equilibrio compositivo, di pacate cadenze, di tenere inclinazioni sentimentali, di una ricerca di bellezza formale, di decoro neoraffaelleschi che lo portano a ritroso, dopo l'esordio in barocco, su posizioni simili, se non proprio a quelle dei classicisti emiliani, almeno a quelle di un Andrea Sacchi. In parallelo egli schiarisce la tavolozza, adopera di preferenza colori semplici tra i quali i suoi e tipici gli azzurri e i rossi, inimitabili per intensità e splendore, scandiscono le note più acute" (Faldi 1957, p. 68). Le ciocche dei capelli, soprattutto del San Pietro, che sembrano spartite una per una, i tratti fisionomici, la ferma tornitura delle forme, i panneggi dall'aspetto quasi petrigno sembrano rimandare ad esempi della statuaria. L'interesse luministico di derivazione lanfranchiana che muove il Romanelli negli anni quaranta del Seicento e la tendenza verso una pittura cristallina, dai colori puri, richiamante materie preziose come l'alabastro, evidenti anche nel David della Pinacoteca Capitolina, è particolarmente avvertibile nella figura del San Giovanni, con le spalle e la gamba destra investite dalla luce, mentre il volto, la gamba sinistra e il braccio destro sembrano interessati da un'eclissi che quasi ne riduce lo spessore volumetrico ad una sagoma, ad una silhouette. L'impostazione e la gestualità della figura di San Pietro nel dipinto lucchese richiamano il personaggio virile sulla destra nel disegno con la Morte di Sant'Agnese (?) del Gabinetto e Stampe degli Uffizi (n. inv. 11987 F).

Data di creazione:

sec. XVII; 1625 - 1649

Soggetto:

Cristo Salvatore con San Giovanni Battista, San Pietro e Sant'Andrea
Personaggi: Cristo; San Giovanni Battista; San Pietro; Sant'Andrea. Figure: angelo. Attributi: (San Giovanni) croce di canna; (San Pietro) chiavi.

Materia e tecnica:

tela/ pittura a olio

Estensione:

altezza: cm 244.5; larghezza: cm 147; altro: cm Con cornice 247.5x150

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale
Quest'opera di MetsTeca è distribuita con Licenza Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale.

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Oggetti digitali

Indirizzo: Museo Nazionale di Villa Guinigi, Villa Guinigi, via della Quarquonia, Lucca (LU) - Sala XVII, inv. O.S.L. 226 (1977)

Riferimenti

È riferito da: Scheda ICCD OA: 09-00526936

In: Museo Nazionale di Villa Guinigi

Identificatore: work_93763

Diritti

Detentore dei diritti: proprietà Ente pubblico territoriale, Ospedale di San Luca

Licenza: Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale

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  • Mets

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