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Efebo di Castelvetrano

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Statua

Tipo:

Opere; Statua; Oggetto fisico

Categoria:

Reperti archeologici

Autore:

Stile severo

L’efebo nudo è in posizione stante. Il peso gravita sulla gamba sinistra, la destra è poco piegata in avanti. Priva della metà anteriore del piede sinistro e degli oggetti rituali che in origine recava nelle mani, ha braccia scostate dal corpo e piegate: la mano destra è protesa in avanti a reggere una phiale(?), la sinistra stringeva un altro oggetto. La testa, leggermente girata a destra, ha il viso incorniciato da un'acconciatura a ciocche distinte, avvolte ad un cercine, incise e disposte con andamento divergente a partire dal centro della fronte. I capelli, resi con una fitta serie di incisioni ondulate, attraversano tutta la calotta con effetto serrato. Gli occhi sono in pasta vitrea. La parte superiore del corpo è squilibrata rispetto alle gambe, la ponderazione è rigida, il ritmo compositivo incerto. Le forme acerbe, la muscolatura e l'attacco disarmonico tra busto e testa rendono l'opera singolare non del tutto risolta e coerente dal punto di vista compositivo e formale.NSCNotizie storico-criticheLa statua venne rinvenuta nel 1882 in maniera del tutto fortuita da due guardiani di porci nella necropoli selinuntina di età arcaica e classica di Galera Bagliazzo, rotta in più parti e in prossimità di un sarcofago di argilla. Proprio per le modalità di rinvenimento l'opera è stata generalmente riferita ad un contesto funerario, sebbene non si possa del tutto escludere una originaria destinazione votiva.Venduta al Comune di Castelvetrano per 50.000 lire, la statua solo nel 1927 venne sottoposta a un lavoro di restauro e consolidamento eseguito dal Gabinetto di restauro del Museo di Siracusa. Dopo essere stata esposta al Museo archeologico di Palermo, nel 1933 la statua fu restituita alla città di Castelvetrano e collocata fino al 1962 a Palazzo Pignatelli nell'anticamera del gabinetto del Sindaco da dove venne clamorosamente trafugata. Dopo complesse vicende investigative da parte delle forze dell'ordine, istituzioni e Interpol, la statua venne recuperata nel marzo 1968 e, nel 1970, nuovamente sottoposta ad interventi di restauro condotti sotto la direzione dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma. Ritornata in Sicilia, venne esposta al museo di Palermo e, solo nel 1997, esposta nel museo civico di Castelvetrano inaugurato in quell'anno.Il primo a pubblicare l'opera fu lo studioso Pirro Marconi nel 1928 che ne sottolineò la mancata comprensione da parte dell'artista dei canoni formali greci espressi nella statuaria di carattere atletico ed eroico. Tale giudizio, basato su una netta contrapposizione tra arte greca e arte provinciale, pur confermato e ripreso anche dagli studi successivi, è andato progressivamente stemperandosi a favore di un riconosciuto carattere di vivace autonomia e originalità stilistico-formale. Datata tra il 480 e il 470 a.C. la statua, pur rientrando nel novero dei kouroi sicelioti di età severa, proprio per il suo ritmo compositivo non del tutto risolto, per l'assenza di una piena organicità formale evidente nei raccordi tra testa e busto e nel rapporto squilibrato tra la parte inferiore e superiore del corpo, nonché per una generale atonicità e rigidità dell'insieme, è da considerare un unicum nel panorama della scultura siceliota tra l'età tardo-arcaica e severa. Un'analisi più puntuale dei caratteri e delle soluzioni stilistiche e compositive, tuttavia, traccia strette analogia con la plastica selinuntina e in particolare con alcune figure delle metope del Tempio E, come il confronto con la figura di Atteone sottolinea in modo evidente. Al personaggio del cacciatore punito da Artemide rimanda infatti la capigliatura a ciocche separate e distinte, così come la posa, la stessa iconografia e l'insieme della figura richiama la personificazione del Selinus sacrificante presente nei didrammi e tetradrammi di Selinunte della metà del V secolo a.C.Come è stato di recente evidenziato, sulla base dei risultati dei più recenti lavori di restauro, l'eccessivo allungamento del busto che comprometterebbe il ritmo proporzionale della figura non sarebbe che il risultato di aggiunte di metallo resesi necessarie già in fase di produzione per un difetto di tiraggio nella colata del bronzo.Una matrice attica, ravvisabile anche dal confronto con alcune teste in bronzo dall'Acropoli di Atene, sebbene interpretate in modo del tutto autonomo sarebbe, inoltre, da riferire a quelle “medesime matrici culturali� individuate “tra i fattori genetici della scultura selinuntina tra l'età tardo arcaica e la prima classicità.

Data di creazione:

470 a.C. - 460 a.C., Sec. V a.C.; 470 a.C. - 460 a.C.

Materia e tecnica:

Bronzo/ fusione a cera persa; Pasta vitrea

Estensione:

altezza: cm 84.7

immagine

Condizioni d'uso della risorsa digitale:
Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale
Quest'opera di MetsTeca è distribuita con Licenza Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale.

Consulta la risorsa

Oggetti digitali

Indirizzo: Via Garibaldi, 50, Castelvetrano (TP), Sicilia - Piano terra,inv. MAR (1882 post)

Riferimenti

È riferito da: scheda iccd RA: 19-00350018

In: Collezione archeologica di Palazzo Majo Castelvetrano

Identificatore: work_88393

Diritti

Diritti: Comune di Castelvetrano

Detentore dei diritti: Proprietà Ente pubblico territoriale

Licenza: Con attribuzione, no opere derivate, senza riuso commerciale

  • Scheda dati xml Pico
  • Mets

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